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Klaro. Soldi

BNPL in Italia: dal 4 al 30 per cento, ora Bankitalia avvisa

Season 1, Ep. 6

Quasi una famiglia italiana su tre oggi ha usato il Buy Now Pay Later. Pochi anni fa erano una su venticinque. Klarna, Scalapay e i servizi "paga in tre rate" sono diventati il modo predefinito per comprare online — ma dietro quella comodità c'è un meccanismo che Bankitalia ha definito un rischio di sovraindebitamento sistemico.


Il BNPL non è un'offerta generosa: è credito al consumo senza le regole del credito al consumo. Le piattaforme non guadagnano dagli interessi — quelli non ci sono. Guadagnano dalle commissioni che i commercianti pagano su ogni vendita, fino al sei percento del prezzo. Perché le pagano volentieri? Perché chi compra a rate spende di più: il carrello medio cresce dal venti al trenta percento. L'incentivo, quindi, non è valutare se puoi pagare. È farti comprare di più.


E c'è un trucco psicologico preciso: quando dividi centocinquanta euro in tre rate da cinquanta, il cervello smette di percepire il debito. Ogni rata sembra una spesa piccola, indipendente. Ma se accumuli tre, quattro, cinque rateizzazioni diverse, il totale cresce in silenzio — e nessun sistema centralizzato ti avvisa.


In questo episodio Luca smonta il meccanismo pezzo per pezzo: da dove arrivano i soldi, chi ci guadagna, come il BNPL ha operato per anni in un vuoto normativo, e cosa cambierà quando la direttiva europea obbligherà anche Klarna a trattarti come un debitore.




Il punto è questo:

  • Il BNPL è un debito a tutti gli effetti, anche senza interessi — e se salti le rate, le conseguenze sono reali
  • Nessun cruscotto tiene il conto delle tue rateizzazioni: puoi avere cinque debiti attivi su cinque piattaforme e non saperlo
  • Le piattaforme BNPL hanno tassi di insolvenza utente più alti della media — il modello stesso spinge a comprare al limite
  • La direttiva europea CCD2 obbligherà i provider BNPL a valutare il merito creditizio come una banca



Fonti e approfondimenti

  • Banca d'Italia — Rapporto sulla stabilità finanziaria (sezione BNPL e credito al consumo)
  • Direttiva UE 2023/2225 (Consumer Credit Directive 2)
  • FinanzaDigitale — Dati volumi BNPL Italia
  • Klarna — Bilanci e dati pubblici



Prodotto con AI, direzione editoriale umana — klaro.fm


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  • 16. Stai per attivare un abbonamento 'solo per un mese'. L'italiano medio ne paga sette e spende 1.452 euro l'anno senza accorgersene

    09:03||Season 1, Ep. 16
    L'italiano medio spende millequattrocentocinquantadue euro l'anno in abbonamenti digitali — più di un iPhone nuovo — e ne sottostima il numero del trentacinque percento. La Gen Z pensava di aver trovato il trucco: abbonati, guarda, cancella. Ma le piattaforme hanno progettato ogni passaggio del percorso di cancellazione per scoraggiarti. Si chiama dark pattern ed è design intenzionalmente ostile: due tap per entrare, sei schermate per uscire. Dietro c'è la psicologia dello status quo bias e un mercato da cinquecento miliardi che guadagna più dall'inerzia dei clienti che dalla loro soddisfazione. L'Unione Europea lo ha reso illegale, ma le multe sono troppo basse per cambiare qualcosa. Il punto è questo: Più della metà degli italiani paga almeno un abbonamento che non usa — non per scelta, ma perché cancellare richiede più fatica di quanto sembri valere Le piattaforme non temono chi cancella, temono chi non si iscrive: il mese gratuito è un investimento con un ritorno del settecento percento Il costo reale non è solo economico — è spazio mentale occupato da decisioni che continui a rimandare La legge europea dice che cancellare deve essere facile quanto iscriversi, ma l'applicazione resta lenta e le sanzioni irrisorie Fonti e approfondimenti Mastercard — Subscription Economy Italia (indagine ottobre 2025) Digital Services Act — Regolamento UE sui servizi digitali Ricerche su status quo bias e decision fatigue in psicologia comportamentale ⠀ ⠀
  • 15. Banche: spread in aumento nonostante i tagli BCE

    08:36||Season 1, Ep. 15
    La BCE taglia i tassi. L'Euribor scende. Ma la tua rata quasi no. C'è un margine invisibile tra le decisioni della banca centrale e il tuo mutuo, e si chiama spread bancario. È il ricarico che la banca aggiunge all'Euribor — e mentre i tassi scendevano, le banche italiane hanno scelto di allargarlo. Buona parte del taglio non è mai arrivata ai mutuatari. E ora che la BCE ha invertito la rotta e rialzato i tassi, lo spread resta dov'è. La morsa stringe da entrambi i lati. Intanto le banche italiane registrano utili record: sette virgola otto miliardi nel primo trimestre. Ma non più grazie al margine di interesse, che sta calando. Guadagnano sempre di più con le commissioni — gestione patrimoniale, polizze, servizi di pagamento. Un modello che funziona qualsiasi cosa faccia la BCE. Il punto è questo: Lo spread bancario è il costo nascosto del tuo mutuo: la banca non abbassa il suo margine solo perché la BCE taglia i tassi La surrogazione esiste per legge, ma quasi nessuno la usa — e le banche contano esattamente su questa inerzia Il tasso finito che ti propongono nasconde la vera composizione: quanto è mercato e quanto è margine della banca Le banche hanno costruito un sistema che le fa guadagnare sia con i tassi alti che con i tassi bassi Fonti e approfondimenti ECB Key Interest Rates — ecb.europa.eu Mutui a tasso variabile luglio 2026 — BusinessOnline Banche italiane utili Q1 2026 — Milano Finanza Calcolamutuo.info — simulazioni rata mutuo ⠀ ⠀
  • 14. Stai per candidarti a un ruolo junior che non esiste più

    09:35||Season 1, Ep. 14
    Il Randstad Workmonitor ha misurato un calo netto: in meno di due anni, i ruoli junior nei settori legati a intelligenza artificiale e automazione sono scesi dal ventisei al diciassette percento delle offerte. Non tutte le offerte di lavoro italiane — i settori tecnologici nello specifico. Ma è lì che il meccanismo si vede più chiaramente, ed è lì che vale la pena guardare. Le aziende tech hanno automatizzato le attività che definivano le posizioni d'ingresso — testing manuale, supporto di primo livello, data entry, reportistica — e poi si sono chieste perché non trovano giovani candidati. Il ruolo junior era la porta d'ingresso: facevi il lavoro meccanico, e in cambio imparavi come funzionava tutto dall'interno. Vedevi i processi, capivi chi decideva cosa, costruivi relazioni. Quell'ingresso sta sparendo, ma il sistema formativo italiano — università, tirocini, stage — è ancora costruito come se esistesse. Il paradosso è visibile a occhio nudo. Gli annunci chiedono esperienza pregressa per posizioni che si chiamano ancora "junior". Le aziende lamentano una mancanza di competenze che hanno contribuito a creare, eliminando i ruoli dove quelle competenze si sviluppavano. E chi non ha un network familiare o le risorse per formazione extra resta tagliato fuori da un muro che non è temporaneo — è strutturale. Intanto, la stessa automazione che ha cancellato i vecchi ruoli d'ingresso ne sta creando di nuovi — chi addestra modelli di IA, chi progetta prompt, chi coordina flussi automatici. Ruoli che non somigliano per niente ai precedenti, e per cui il sistema formativo non è ancora pronto. Il punto è questo: Il calo dei ruoli junior nel tech non è un caso: le aziende hanno automatizzato il lavoro che definiva quelle posizioni La "mancanza di talenti digitali" è in parte un problema creato da chi se ne lamenta — togli il gradino formativo, e le competenze non arrivano I settori tecnologici sono il canarino nella miniera: lo stesso meccanismo si sta espandendo ad altri ambiti Il nuovo junior non compila fogli di calcolo — insegna a un software a compilarli, ma quasi nessuno lo sta formando per farlo Fonti e approfondimenti Randstad Workmonitor 2026 — Gen Z e mercato del lavoro (via Delta Index) Eco di Bergamo — Meno posizioni entry-level nei settori tecnologici ⠀ ⠀
  • 13. Stai per seguire un consiglio finanziario su TikTok. Chi te lo dà guadagna di più quando ti fa rischiare i soldi

    08:44||Season 1, Ep. 13
    Il cinquantotto percento dei giovani italiani prende decisioni di investimento basandosi su consigli trovati sui social. I creator che danno quei consigli — i finfluencer — guadagnano commissioni ogni volta che qualcuno apre un conto sulle piattaforme che promuovono. E le piattaforme di prodotti più rischiosi pagano commissioni più alte. Il risultato è un conflitto d'interesse strutturale: chi ti consiglia dove mettere i soldi guadagna di più quando ti fa rischiare di più. In quattro casi su cinque, questo legame economico non viene dichiarato. L'Italia è terzultima tra i paesi OCSE per alfabetizzazione finanziaria, e chi capisce meno di finanza è anche chi si fida di più dei finfluencer. Nel frattempo, la Consob avverte ma non ha strumenti per sanzionare chi non dichiara le affiliazioni nei contenuti social. Il punto è questo: Il consiglio finanziario che trovi sui social non è gratis: chi te lo dà spesso guadagna una commissione sul prodotto che ti suggerisce Le piattaforme di trading più rischiose pagano commissioni più alte ai creator, creando un incentivo strutturale verso il rischio L'Italia ha regole precise per i consulenti finanziari, ma nessuna si applica ai finfluencer — il vuoto normativo è totale L'unico filtro tra un buon consiglio e uno interessato, per ora, sei tu Fonti e approfondimenti Banca d'Italia — Indagine sull'alfabetizzazione finanziaria degli italiani OCSE — Financial Literacy Survey Consob — Rapporto sulla protezione degli investitori ESMA — Statement on investment recommendations on social media MilanoFinanza — Finfluencer e trasparenza delle partnership commerciali ⠀ ⠀
  • 12. Dal 7 giugno il tuo collega ti deve dire quanto guadagna

    09:25||Season 1, Ep. 12
    In Italia più di un annuncio di lavoro su tre indica lo stipendio — il 36%, secondo Indeed. La percentuale è quasi raddoppiata in poco tempo e il mercato si stava muovendo anche prima della legge. Sembra una buona notizia. Ma apri uno di quegli annunci e leggi: "RAL tra 25.000 e 50.000 euro." Le forbici salariali pubblicate oscillano fino al 50%. La fascia alta può essere il doppio della fascia bassa. Non è trasparenza — è un'illusione di trasparenza. Anche nei paesi con più esperienza, come il Regno Unito, solo un annuncio su tre indica la cifra esatta. Una direttiva europea, ora recepita in Italia con il D.Lgs. 96/2026, cambia le regole del gioco: ogni datore di lavoro — pubblico o privato — deve indicare la fascia retributiva nell'offerta. Ogni dipendente può chiedere quanto guadagnano i colleghi nella stessa categoria professionale. E in caso di contenzioso, è l'azienda a dover dimostrare l'assenza di discriminazione — non il lavoratore a doverla provare. L'inversione dell'onere della prova è forse la novità più dirompente. In questo episodio Luca racconta come l'asimmetria informativa ha governato il mercato del lavoro italiano per decenni — le aziende avevano tabelle salariali, benchmark di settore e budget approvati, mentre i candidati sapevano solo il loro ultimo stipendio. Spiega perché il tabù culturale sugli stipendi ha sempre favorito una sola parte del tavolo, cosa cambia concretamente per chi cerca lavoro, negozia un primo contratto o sospetta di essere pagato meno del dovuto, e perché questa legge non è solo una questione di genere. Il punto è questo: Il mercato del lavoro funzionava come un mercato senza cartellini: chi vendeva il proprio tempo non conosceva il prezzo di ciò che vendeva Ogni lavoratore può ora chiedere i dati retributivi medi della propria categoria professionale, senza rischiare conseguenze Le aziende con 100+ dipendenti dovranno comunicare periodicamente i dati sui divari retributivi interni — la trasparenza non si limita agli annunci Il gender pay gap orario è intorno al 5%, ma quello giornaliero supera il 25%: il problema non è il prezzo, è l'accesso al lavoro retribuito Fonti e approfondimenti D.Lgs. 96/2026 — Recepimento Direttiva UE 2023/970 (Altalex) Indeed Hiring Lab — annunci con stipendio in Italia e mercati internazionali (Sky TG24) INPS — differenziali retributivi giornalieri Eurostat — gender pay gap orario in Europa ⠀ ⠀
  • 11. Stai per investire i primi cento euro su Trade Republic o Scalable

    09:12||Season 1, Ep. 11
    Quando apri Trade Republic o Scalable Capital e compri il tuo primo ETF a "zero commissioni", il tuo ordine non va direttamente in borsa. Va a un market maker — una società specializzata che paga il broker per avere il diritto di eseguire la tua operazione. Questo meccanismo si chiama Payment for Order Flow, ed è il motore che ha reso possibili i broker gratuiti in tutta Europa. Il market maker guadagna sulla differenza tra il prezzo a cui compra e quello a cui ti vende lo strumento. Il broker incassa senza chiederti nulla. Tu hai il tuo ETF, ma potresti averlo pagato qualche centesimo in più del miglior prezzo disponibile sul mercato. Il paradosso italiano: la Consob non ha mai permesso il PFOF, considerandolo un conflitto di interessi strutturale. Ma Trade Republic e Scalable Capital sono broker tedeschi — licenza tedesca, regole tedesche. Centinaia di migliaia di italiani hanno investito i loro primi soldi attraverso un meccanismo che nel loro stesso Paese non sarebbe mai stato consentito. Con il regolamento europeo MiFIR, l'Unione Europea ha vietato il PFOF in tutta l'area. La Germania — unico Paese a chiedere a ESMA un periodo di transizione — ha dato tempo alle sue fintech per reinventarsi. Trade Republic ha ottenuto da BaFin la licenza per una borsa interna e dalla BCE una licenza bancaria completa. Scalable ha lanciato EIX, la European Investor Exchange, e un abbonamento mensile. Il gratis non sparisce — cambia forma. Il punto è questo: Il Payment for Order Flow faceva sì che qualcun altro pagasse per eseguire i tuoi ordini — ma tu potevi non ottenere il prezzo migliore disponibile sul mercato Con il ban europeo, i broker a zero commissioni stanno introducendo abbonamenti, spread più ampi o servizi premium per compensare i ricavi persi Trade Republic sta diventando broker, borsa e banca contemporaneamente — e i tuoi depositi fermi sul conto generano interessi che diventano profitto per la piattaforma "Gratuito" non esiste: il costo si sposta, non sparisce — e capirlo è il primo vero investimento Fonti e approfondimenti Regolamento UE MiFIR — Divieto del Payment for Order Flow BaFin — Licenza bancaria e borsistica Trade Republic ESMA — Periodo transitorio PFOF per la Germania Consob — Posizione italiana sul PFOF e conflitto di interessi ⠀ ⠀
  • 10. Temu e Shein — dal 1 luglio ogni pacco costa 5 euro in più

    08:53||Season 1, Ep. 10
    Ogni pacco che arriva nell'Unione Europea da Temu, Shein o AliExpress ora paga cinque euro in più: tre di dazio forfettario europeo e due di tassa nazionale italiana. Su un ordine medio da dieci euro, è un sovrapprezzo del cinquanta percento. La misura nasce da un problema concreto: le dogane europee ricevevano dodici milioni di pacchi al giorno — quasi tutti dalla Cina — e quasi tutti esenti da dazi grazie a una franchigia doganale pensata decenni fa, quando i pacchi internazionali erano migliaia, non miliardi. Le piattaforme cinesi di e-commerce diretto avevano costruito il loro intero modello di business su quella esenzione: ogni prodotto spedito singolarmente, ogni pacco sotto la soglia dei centocinquanta euro, ogni spedizione che passava la dogana senza pagare un centesimo. Quando i centri doganali sono andati in crisi fisica — il personale non riusciva più a smaltire i volumi — l'Ecofin ha anticipato di due anni l'abolizione della franchigia. Ma la tassa racconta anche un'altra storia: è fissa, non proporzionale, e questo significa che pesa di più su chi spende poco. Un paradosso, visto che il principale demografico di queste piattaforme in Italia ha tra i venticinque e i trentaquattro anni. E poi c'è il colpo di scena: Temu e Shein stanno già aprendo magazzini dentro l'UE per aggirare il dazio sui pacchi extra-europei. E gli Stati Uniti, che hanno abolito la loro franchigia prima, hanno visto i volumi spostarsi — non crollare. Il punto è questo: Il dazio fisso penalizza di più chi spende poco: su un pacco da cinque euro pesa il cento percento, su uno da sessanta l'otto percento La tassa potrebbe spingere Temu e Shein a radicarsi in Europa con magazzini locali, ottenendo l'effetto opposto a quello desiderato Il vero vantaggio dell'e-commerce cinese non è il dazio zero ma il prezzo di fabbrica — e quello non cambia con una tassa Le dogane, non i consumatori né i commercianti, hanno forzato la mano all'Europa Fonti e approfondimenti Euronews — EU countries agree temporary flat customs fee for small imported parcels Altroconsumo — Tassa pacchi: cosa cambia per chi compra online da fuori UE Fanpage — Le due nuove tasse per chi fa acquisti su Temu e Shein ⠀ ⠀
  • 9. La legge anti-shrinkflation che le aziende possono ignorare

    08:51||Season 1, Ep. 9
    Compri lo stesso pacco di biscotti da sempre. Stesso prezzo, stessa confezione. Solo che adesso dentro ce ne sono meno. Non è un errore — è shrinkflation. L'azienda riduce la quantità, mantiene il prezzo e spera che nessuno se ne accorga. E nella maggior parte dei casi, funziona. L'Italia ha provato a rispondere con una legge dedicata. Ma la risposta è arrivata dopo tre rinvii e con un compromesso che fa sorridere: l'etichetta obbligatoria che segnala la riduzione del prodotto scompare automaticamente sei mesi dopo l'immissione sul mercato. Dopo quel periodo, nessun meccanismo di controllo, nessun ispettore nei supermercati, nessuna verifica che le aziende rispettino effettivamente le regole. In pratica, una legge a tempo. Un allarme antifurto che smette di suonare dopo la prima estate. Il cervello umano è pessimo a stimare le quantità — notiamo subito un cambio di prezzo, ma quasi mai una riduzione di trenta grammi in un pacco di pasta. Le aziende lo sanno, e la shrinkflation sfrutta esattamente questo punto cieco. La legge dovrebbe compensarlo con la trasparenza, ma lo fa solo per una finestra limitata e senza gli strumenti per verificare che venga rispettata. La cosa più curiosa? La shrinkflation colpisce soprattutto i prodotti di marca — quelli che compri per fiducia e per abitudine. Chi già confronta i prezzi al chilo è meno vulnerabile. Chi si fida e non controlla, paga di più. La legge protegge meno proprio chi ne avrebbe più bisogno. Il punto è questo: La shrinkflation è un'inflazione nascosta che non compare nelle statistiche ufficiali ma ti costa di più ogni settimana al supermercato — un aumento che può arrivare al 10-15% sul singolo prodotto La legge anti-shrinkflation italiana prevede un obbligo di etichetta senza un vero sistema di controllo per farlo rispettare — come un limite di velocità senza autovelox L'unico strumento davvero efficace resta il prezzo al chilo, quel numerino in piccolo sullo scaffale che quasi nessuno guarda ma che ti dice esattamente cosa stai pagando I prodotti di marca sono più soggetti a shrinkflation di quelli a marchio del supermercato — più ti fidi, più paghi Fonti e approfondimenti Camera dei Deputati — Proposta di legge sulla trasparenza delle variazioni quantitative nei prodotti di consumo ISTAT — Osservatorio prezzi al consumo Altroconsumo — Indagini sulla shrinkflation nel mercato italiano Commissione Europea — Consumer Markets Scoreboard ⠀ ⠀
  • 8. Stai per scoprire perché Temu è stata multata 200 milioni. Non è per i prodotti pericolosi, è per l'algoritmo

    08:49||Season 1, Ep. 8
    La Commissione europea ha multato Temu per duecento milioni di euro. Ma non per i giocattoli con sostanze tossiche o i caricabatterie che non superavano i test di sicurezza — quelli erano solo la prova. La vera contestazione riguarda il sistema di raccomandazione della piattaforma e i suoi programmi di affiliazione con gli influencer, che secondo Bruxelles amplificano attivamente la diffusione di prodotti illegali senza che Temu abbia mai valutato questo rischio. È la seconda sanzione in assoluto per violazione del Digital Services Act, e la prima contro un'azienda cinese. Un precedente che ridefinisce le regole per ogni marketplace che opera in Europa: la responsabilità non è più solo di chi vende, ma di chi decide cosa mostrarti. Il punto è questo: L'algoritmo di Temu non seleziona i prodotti più sicuri, ma quelli con più probabilità di essere venduti. Nessuno lungo la catena ha verificato che rispettino gli standard europei. Il DSA ha ribaltato il principio di responsabilità: se la tua piattaforma amplifica un prodotto pericoloso, sei corresponsabile. Non basta dire "è colpa del venditore". Quando un influencer ti mostra un prodotto Temu con un link affiliato, quel meccanismo è progettato dalla piattaforma. È un canale di distribuzione algoritmico, non una raccomandazione personale. Fonti e approfondimenti Commissione europea — Decisione DSA su Temu Il Post — Prima multa DSA a un'azienda cinese Ansa — Mystery shopping UE su Temu Tendenze Online — Demografica utenti Temu in Italia ⠀ ⠀