{"version":"1.0","type":"rich","provider_name":"Acast","provider_url":"https://acast.com","height":250,"width":700,"html":"<iframe src=\"https://embed.acast.com/$/693abf9b4d362887b70d38a9/69c313e2d832f1da93418f35?\" frameBorder=\"0\" width=\"700\" height=\"250\"></iframe>","title":"Il cialtrone, la valigia e la parte che non si recita","description":"<p>Questa puntata parte come una provocazione e finisce dove Punkinari dovrebbe finire sempre: sulla sostanza.</p><p>Biasin apre con il solito sarcasmo e mette in panchina un personaggio televisivo che vive di improvvisazione, trasformismi, calcio “di pancia” e un’autoironia che sembra sempre difesa prima che stile. Televendite, il personaggio 24 ore su 24, l’emigrazione dal Sud al Nord, l’identità napoletana e la vita costruita a colpi di adattamento: tutto scorre sul registro leggero, veloce, apparentemente innocuo.</p><p><br></p><p>Poi la partita cambia ritmo.</p><p>Il racconto si sposta sul privato, senza pietismi e senza retorica: la famiglia, la diagnosi di autismo del figlio Tommaso, la quotidianità di un’autonomia impossibile, la paura del “dopo di noi”, la fatica concreta di trovare cure, terapie, strutture e perfino un farmaco essenziale che costringe a inseguimenti tra città e confini. E, in mezzo, il valore dell’associazionismo come unica rete reale quando le istituzioni si fermano ai 18 anni.</p><p><br></p><p>Una puntata che smonta il personaggio e lascia emergere l’uomo.</p><p>E che, sotto la superficie, parla di responsabilità, Stato, fragilità e dignità: temi che non fanno rumore come un derby, ma pesano molto di più.</p>","author_name":"Libero Quotidiano"}