{"version":"1.0","type":"rich","provider_name":"Acast","provider_url":"https://acast.com","height":250,"width":700,"html":"<iframe src=\"https://embed.acast.com/$/6883e34af6d4262b07928048/69c30f5462f6c66afe32510e?\" frameBorder=\"0\" width=\"700\" height=\"250\"></iframe>","title":"Parola di Pietro - Askatasuna, la libertà non è sprangare un poliziotto","description":"<p>La parola della settimana è libertà. Una parola abusata, invocata, piegata fino a diventare il contrario di ciò che dovrebbe rappresentare. Askatasuna, che in basco significa libertà, è il nome di un centro sociale e il simbolo di una stagione di violenza che a Torino è tornata a colpire lo Stato, le forze dell’ordine e la città. Cassonetti incendiati, poliziotti aggrediti, università occupate, slogan che legittimano l’odio: non dissenso, ma eversione rivendicata. In questa puntata Parola di Pietro prova a separare la libertà dal caos e la protesta dal crimine, mettendo in luce le ambiguità politiche e culturali che da anni offrono copertura a chi usa la violenza come linguaggio. Dall’ordine pubblico scambiato per sicurezza, alla scelta delle istituzioni di evitare lo scontro diretto, fino al ruolo dei cosiddetti “cattivi maestri” e delle reti di consenso che rendono possibile tutto questo. Una riflessione dura ma necessaria su responsabilità diffuse, ipocrisie trasversali e su una domanda che non può più essere evitata: quanta violenza siamo disposti a tollerare in nome di una libertà che libertà non è più.</p><p><br></p><p><br></p>","author_name":"Libero Quotidiano"}